Scienza, tecnica e psicologia del combattimento

I bersagli da tiro a segno non rispondono al fuoco

Gli uomini che combatterono nella seconda guerra mondiale erano ottimi soldati dotati di armi eccellenti, ma erano scarsamente addestrati al combattimento. Il problema di fondo è che per lo più si esercitavano a sparare su bersagli bull’s-eye, come peraltro i poliziotti hanno continuato a fare fino a pochi decenni fa.

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Se ci aspettiamo che i nostri soldati siano capaci di utilizzare con efficacia le armi in dotazione, dobbiamo farli allenare con simulazioni realistiche che replichino le minacce che si troveranno di fronte. A partire dall’epoca del Vietnam, gli uomini e le donne del nostro esercito sono stati addestrati a sparare contro sagome umane che apparivano a sorpresa nel campo visivo, inducendo dunque in loro una risposta automatica condizionata. Appena la sagoma compare il soldato ha una frazione di secondo per colpirla, e questa azione viene ripetuta centinaia e centinaia di volte. Quando in Vietnam un nemico appariva di fronte alle nostre truppe, veniva istantaneamente abbattuto, senza riflettere.

Stimolo-Risposta – la rivoluzione in campo di addestramento militare e law enforcement.

Dagli anni Novanta a oggi c’è stata un ulteriore evoluzione. […] Oggi usiamo bersagli a comparsa con l’immagine tridimensionale di un soldato nemico: il bersaglio ha una faccia, indossa un elmetto e impugna un fucile. È molto più realistico rispetto alle vecchie sagome monocromatiche e rende molto di più facile ai soldati trasferire ciò che apprendono alle situazioni reali.

Il principio fondamentale è la fedeltà del simulatore, ossia il grado di realismo garantito da un simulatore di addestramento.

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Estratto da On Combat – Psicologia e fisiologia del combattimento in guerra e pace – di Dave Grossman

TAT3D - Gallery tiro dinamico 16
TAT3D - Gallery tiro dinamico 30

Su tutto questo si base il principio di TAT3D, creare uno scenario realistico in grado di fornire un bersaglio tridimensionale quanto più possibile vicino a quello reale: permettere a chi si sta addestrando di poter vivere un esperienza, sopratutto a livello inconscio, che mette in campo tutte quelle dinamiche psichiche e fisiche che si ritroverà poi ad affrontare nella realtà, e farlo in modo ripetitivo e continuativo fino all’acquisizione automatica della reazione di attacco e difesa.

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